L’imaging ecografico transvaginale consente una migliore visione, molto particolareggiata, rispetto alla sonda sovrapubica (via addominale). Inoltre questa tecnica non necessita della vescica piena, limitando ulteriormente il disagio per la paziente.

È un’indagine strumentale, non invasiva, utile nel percorso  diagnostico di pazienti in peri e post-menopausa con perdite ematiche atipiche. Inoltre, viene abitualmente utilizzata nel monitoraggio dell’ovulazione spontanea e farmacologicamente indotta.

Le finalità dell’esame ecografico ginecologico sono quelle di identificare condizioni patologiche anatomo/funzionali dei genitali interni femminili e condizioni anatomiche a rischio oncologico. È anche in grado di monitorare gli effetti di terapie mediche/chirurgiche.

Lo standard tecnico attuale per l’ecografia ginecologica è rappresentato dalle sonde endovaginali ad alta frequenza (5 MHz). L’alta frequenza di emissione, associata alla minimizzazione del tessuto interposto tra sonda e organi oggetto dell’indagine, consente una migliore sensibilità diagnostica.

La sonda endovaginale deve essere oggetto delle normali condizioni di anti-sepsi per gli strumenti endovaginali e deve essere isolata, durante l’esame, da un rivestimento monouso.

L’integrazione con il color imaging consente una più diretta e univoca visualizzazione dei vasi, con un immediato vantaggio nella più certa e rapida identificazione di organi e neoformazioni.

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