L’ecografia pelvica è una indagine priva di rischi biologici che sfrutta le caratteristiche degli ultrasuoni (che non hanno alcun effetto nocivo!) per riprodurre le immagini del corpo umano. La sonda dell’apparecchio, che il medico appoggia sull’addome della paziente, emette degli ultrasuoni. Questi “suoni”, raggiungendo un organo interno, generano degli “echi” di ritorno. Tali echi, captati dalla sonda, vengono elaborati da un computer e trasformati in un’immagine anatomica, proiettata sul monitor dello strumento. Pertanto, l’ecografia è esente da radiazioni, facilmente ripetibile e senza dolore o disconfort per la paziente. Inoltre, gode di parecchie certezze sul piano scientifico.

L’indagine ecografica per via transaddominale (sovrapubica) è da considerarsi:

  1. A) integrativa in casi di neoformazioni addomino-pelviche non indagabili interamente per via vaginale, al fine di un completamento della valutazione della pelvi e delle sue relazioni con gli organi addominali;
  2. B) necessaria nel caso di impossibilità all’accesso endovaginale per mancata accettazione della donna alla effettuazione dell’esame endovaginale,  in paziente virgo,  in donna con atrofia vaginale senile.

Quando si esegue l’ecografia pelvica per via sovrapubica la paziente, contrariamente all’ecografia endovaginale, deve avere la vescica piena; pertanto anche quest’ultimo organo viene posto all’attenzione dell’esaminatore. La vescica può proporre alterazioni della parete per cistiti ripetute. Ma quello che più interessa dal punto di vista ginecologico sono la sua posizione (se prolassata o meno) e la sua continenza: l’ecografia permette di studiare il collo vescicale e di valutare il residuo urinario post-minzionale.

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